Il topolino Nino e il nido più accogliente
In un buchino in fondo a un vecchio muro di pietra, ai margini di un campo grande grande, viveva un minuscolo topolino di nome Nino. E Nino era piccolo piccolo.
Quando la notte scese sul campo, Nino sbucò dal suo buchino e guardò il grande mondo là fuori. Il cielo era enorme. Il campo si stendeva all'infinito. Il vento faceva ondeggiare l'erba alta di qua e di là, e un gufo bubolava da qualche parte, lontano.
«Il mondo è così grande», disse Nino, e i suoi baffetti tremarono appena appena. «E io sono così piccolo.»
Ma poi Nino si tirò indietro, via dalla grande notte, giù nella sua casetta, ed ecco che successe una cosa meravigliosa. Perché lì sotto, nel buio caldo e accogliente, Nino aveva costruito il nido più morbido e comodo di tutto il mondo.
Se l'era raccolto da solo, pezzetto dopo pezzetto: un fiocco di lana morbida, un po' di piuma leggera, dell'erba secca e profumata, un ciuffo di pappo di soffione. Si rannicchiò proprio nel mezzo di tutto quel tepore e tirò su i bordi morbidi tutt'intorno a sé e… oh! Che caldino. Che comodo. Gli stava a pennello, tutt'intorno, vicino e sicuro e accogliente.
«Il mondo è grande», disse Nino, rannicchiandosi ancora un po', «ma il mio nido è piccolo, e piccolo è perfetto per un topolino. Là fuori c'è tutta l'enorme notte… e qui dentro c'è solo caldo, e morbido, e sicuro, ed è tutto mio.»
Essere piccolo, pensò Nino assonnato, non faceva affatto paura. Essere piccolo voleva dire entrare nel lettino più comodo, più nascosto e più meraviglioso di tutto il mondo: un lettino troppo piccino perché qualcosa di grande potesse mai infilarcisi dentro.
Fuori, il grande campo sussurrava e il gufo lontano bubolava. Ma dentro il suo minuscolo nido, caldo fino alla punta della coda, il piccolo Nino si arrotolò in una morbida pallina grigia, tirò un sospiro piccino e felice, e scivolò nel sonno.